LA MUSICA INDIANA


LE ORIGINI

La musica indiana viene fatta risalire, nelle sue origini più remote, all’epoca vedica (intorno al 2000 avanti Cristo), quando durante i rituali vedici venivano cantati i salmi. In particolare nel Sama Veda vengono descritte in maniera dettagliata le modalità di esecuzione e di intervento del cantore durante il rito.
Tuttavia è nel periodo classico che la musica indiana trova la sua definizione, a partire dal testo fondamentale per la musica e il teatro indiano, il Natyashastra, e successivamente nel Sangitaratnakara. La base del sistema musicale classico è l’ottava, con una divisione in toni e semitoni strettamente affine al nostro sistema.
Successivamente alle invasioni islamiche, la musica dell’India del Nord viene influenzata profondamente dal gusto e dall’estetica islamico-persiana, e pertanto si crea un genere differente da quello tradizionale, che nel tempo assumerà il nome di Hindustani, differente dal genere praticato invece nell’India meridionale.
Il sistema musicale del Nord India (differenziatisi da quello del sud India nel corso dei secoli) – cosiddetto Hindustani - ha risentito della forte influenza islamica e persiana (similmente all’architettura del periodo Moghul) tale da rappresentare di per se’ stesso un’altissima sintesi di due culture musicali di diversa origine. In questo sistema musicale è stato ulteriormente elaborato il concetto di RAGA, ovvero di una musica modale di grande complessità, raffinatezza e espressività.


IL RAGA

Come si è detto, la musica indiana è, fin dalle sue antichissime origini, essenzialmente modale, in quanto si fonda sullo sviluppo e sull’elaborazione del modo, che nella concezione indiana in epoche successive, in particolare a partire dal periodo classico, assume la più complessa connotazione di Raga.
Il Raga, in estrema sintesi, è un “modo”, ovvero una scala musicale, dove le note sono selezionate e poste in posizione gerarchica fra loro. All’interno della scala vengono definiti alcuni passaggi obbligati nella successione delle note stesse, la successione delle quali non è quindi sempre lineare. Tutto questo, secondo la concezione musicale indiana, consente di fornire alla musica un’atmosfera, un’emozione (RASA) oppure un colore particolare. Non a caso, secondo i trattati indiani del periodo medioevale, il Raga è ciò che “colora la mente”. Per questo i Raga, secondo la musicologia indiana, sono assimilabili a delle vere e proprie identità, e a volte vengono immaginati come esseri umani o divini, collocati in ambienti che suggeriscono l’atmosfera che essi creano.
La suddivisione del genere del Raga in maschile e femminile fu stabilita in epoca assai antica, sebbene abbia avuto la sua massima diffusione nel periodo Moghul. Anche la loro correlazione con le ore del giorno è stata costituita diversi secoli fa. Secondo questa concezione, i Raga sono suddivisi in Raga del mattino, del giorno, della sera, della notte e dell’alba, oppure correlati alle stagioni (la primavera, il monsone e così via).

 
Normalmente l’esecuzione di un Raga prevede una parte introduttiva, nota come “Alap” o preludio, dove l’esecutore espone o, per meglio dire, presenta le note del Raga all’ascoltatore, creando quindi gradualmente l’espressione e l’atmosfera del concerto. Subito dopo la parte introduttiva vengono eseguite le vere e proprie composizioni musicali, accompagnate dallo strumento a percussione, i tabla, che danno il fondamentale sostegno ritmico alla composizione all’interno di una struttura nota come “Tala”.


Il TALA

Accanto alla nozione di Raga, l’altro aspetto fondamentale della musica indiana è appunto il Tala, che rappresenta il modello ritmico a carattere ciclico all’interno del quale si sviluppa l’intera struttura musicale. Tale ciclo ritmico può essere configurato in differenti forme metriche, quali ad esempio nel sistema Hindustani del Nord India il Tin Tal (in 16 misure) o Jhap Tal (10 misure) Rupak Tal (7 misure).

La concezione indiana del ritmo è essenzialmente diversa, e per certi versi opposta, a quella occidentale. Infatti, contrariamente alla linearità ritmica che caratterizza la musica occidentale, la musica indiana ha sviluppato fin dall’antichità una visione ciclica del ritmo, per cui le varie strutture ritmico-metriche sono concepite per ripetersi in modo continuo, seppur attraverso numerosissime e complesse varianti. Il termine TALA designa quindi più propriamente il "ciclo ritmico"
e non semplicemente il ritmo e in questa particolare concezione del ritmo non possiamo non scorgere nella sua evidenza quello stretto rapporto tra la musica e i modi tipici del pensiero indiano.


RAGA E TALA

Il Raga può essere eseguito in differenti composizioni basate nei differenti Tala, scelti solitamente dal solista, che sceglie prima del concerto il Raga da eseguire e anche il Tala su cui verrà sviluppata la composizione melodica. Una prima composizione melodica normalmente viene prima eseguita in un tempo lento o medio (vilambit o madhya laya), successivamente seguita da una seconda composizione veloce (drut laya) che di solito si conclude in un crescendo finale, noto come Jhala.
La maggior parte dell’esecuzione del Raga viene improvvisata al momento dal musicista, anche se vengono rigorosamente rispettate le regole fondamentali del Raga e del Tala prescelti. Anche i Tabla partecipano all’improvvisazione musicale, in particolare quando la melodia della composizione musicale viene ripetuta dallo strumento solista.