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L’INDIA E L’OCCIDENTE
Fin dall’inizio dell’800, facente l’India parte dell’Impero Britannico, ha avuto luogo una prima vera e propria contaminazione culturale che da Oriente verso Occidente ha profondamente influenzato e stimolato la cultura europea, dapprima in ambito linguistico, filologico e filosofico, successivamente, a partire dagli inizi del’ 900 anche in ambito artistico e musicale.
La scoperta di un sistema musicale altrettanto ricco, complesso ed elaborato quanto quello occidentale, pur essendo nelle sue fondamenta in totale contrapposizione ad esso, in quanto fondato sulla modalità anziché sull’armonia, ha stimolato la creatività di numerosi musicisti e compositori occidentali.
Inoltre la consapevolezza che, come in molte altre culture, anche e soprattutto in India, la musica è strettamente correlata al linguaggio del mito, del racconto e della poesia ha stimolato ulteriormente i ricercatori occidentali. In effetti, fin dal suo nascere la musica in India è stata intesa come strettamente collegata a una emanazione di una realtà trascendentale e, in qualità di forma artistica in senso stretto, come intrinsecamente legata alla danza e al teatro ovvero alla recitazione scenica e al racconto, fosse questo mitologico, religioso o profano.
Alcuni principi fondamentali della musica indiana contemporanea, quali il concetto di rasa (sapore, emozione, stato d’animo) sono già codificati nel principale trattato di drammaturgia indiana, il Bharata Natya Shastra, che dedica intere sezioni alla musica vocale e strumentale destinata all’accompagnamento degli spettacoli teatrali.
Ma nel corso dell’800 gli orientalisti e i musicologi occidentali acquisirono anche la nozione del fatto che la musica indiana, seppure espressione di una cultura assai lontana geograficamente dalla nostra, contenesse degli elementi fondamentali comuni alla nostra scala, essendo anticamente la cultura indiana e quella europea strettamente imparentate per via delle antiche radici comuni, risalenti alla cosiddetta cultura indo-europea. Il fascino della musica indiana, quindi, non è rappresentato solo dal suo esotismo o dalla differenza culturale (come ad. es. per ogni altra musica etnica) ma anche dal suo sottile richiamo a un antico legame tra la nostra e la loro civiltà.
Nel raffronto fra le culture musicali europee ed extra-europee è dunque assolutamente imprescindibile quello fra due culture monumentali: la musica tonale nata e sviluppatasi in Europa e la musica modale indiana che ha raggiunto il suo apice nella musica cosiddetta Hindustani (India del Nord). Due culture scaturite da una matrice comune e che nel corso dei millenni hanno intrapreso percorsi opposti e divergenti, esattamente come due grandi rami di uno stesso albero che per essendo cresciuti in maniera indipendente, sono accomunati da una medesima origine.
Riprendendo una interessante riflessione di Hermann Hesse (“la natura ha migliaia e migliaia di colori, e noi ci siamo messi in testa di ridurne la scala solo ad una ventina“ ) possiamo concludere dicendo che il Raga indiano appartiene a quel filone di ricerca musicale che ha intravisto le possibilità innumerevoli della musica modale, per colorare la mente dell’ascoltatore in modi e forme infiniti. |